25 e 26 luglio Prima edizione di “Scegnu”, scene di vita quotidiana in epoca messapica

Manifesto Cerva RegiaEsiste a Manduria una fonte d’acqua perenne. Tale fonte è detto Pliniano, da Plinio il Vecchio che ne parlò nelle sue Storie Naturali. Le credenze che si hanno circa questo Fonte Pliniano, è facile siano dovute all’antichità delle notizie che di esso si hanno. La credenza più importante e diffusa è questa: nel Fonte Pliniano esiste un tesoro immenso, costituito da una chioccia con dodici pulcini, pesantissimi e d’oro massiccio. Per ritrovare tale tesoro, però, è necessario sgozzare sul pozzo un bambino o una bambina di non più di cinque anni; oppure si deve trovare una donna incinta che rimanga per tutto il tempo delle ricerche vicino al pozzo con sul petto nudo una serpe che, al momento della comparsa del tesoro, all’improvviso e per incanto, sparirebbe. Questa credenza dei Manduriani ha riscontro in un fatto, di cui si legge in antiche cronache manoscritte, secondo il quale, al tempo dei Messapi una regina, disperata per le sconfitte subite, si precipitò con tutti i suoi tesori in un pozzo sito presso il Fonte Pliniano. I Messapi, racconta un’altra leggenda, prima di partire in battaglia, quale buon augurio per l’imminente scontro, erano usi appendere “tralci d’oro di mandorlo” poggiate sui rami dell’albero che sovrasta il lucernario della grotta. “Lu Scegnu” monumento misterioso, legato all’albero sacro di mandorlo piantato sui margini del lucernario centrale del vasto antro, ai cui rami i guerrieri messapici appendevano il bottino di guerra e conservata nella grotta e guardata perennemente da una cerva sacra (la cerva regia “cervarezza”); vi era la provvista di acqua fatta da Annibale per la guarnigione cartaginese durante il lungo assedio di Quinto Fabio Massimo. Misterioso è anche il significato della parola “Scegnu” con la quale il popolo, religioso custode delle tradizioni antiche, chiama questo monumento. Il vocabolo deve appartenere all’antichissima lingua messapica, e probabilmente conserverà sempre celata, nel mistero dell’antichità, la sua origine ed il suo preciso significato. Il palazzo reale di Manduria sorgeva in prossimità del Fonte e ad ovest dello stesso, fornito di atrio e di una piazza principale che prospettava il Fonte medesimo, il centro dell’atrio era decorato da una cerva di marmo che volgarmente era chiamata Cervarezza. Virgilio ne fece una favola, altri scrittori nel corso dei secoli hanno fantasticato storie e leggende. A guardia della grotta e della chioccia, si dice, fu posta una cerva sacra, la “cervarezza”. La grande cerva bianca un animale totemico, infatti sono stati ritrovati recentemente nei campi dell’Arneo numerosi scheletri cervidi. La Cerva Regia, detta ancora dal popolo la Cervarezza, è posta dalla tradizione a guardia del tesoro sacro alla divinità del Fonte, ricco di acqua che veniva attinta dalla vasca dai sacerdoti per cospargerne i guerrieri ed abbeverare i cavalli onde dar loro ardire per le future lotte contro gli aggressori. La Cerva Regia associazione storico culturale è lieta di condurvi in un viaggio indietro nel tempo, di oltre duemila anni. Nella suggestiva cornice del parco archeologico delle mura Messapiche di Manduria nei due giorni il 25 e 26 luglio 2015 ingresso ore 19:00, in cui si potrà assaporare l’antico mondo dei Messapi e della Magna Grecia. Scene di vita quotidiana e di guerra curati nei minimi dettagli in una atmosfera che riporta il visitatore al periodo in cui i Messapi, popolo indigeno dell’attuale Salento, abitavano queste terre. Una grande rappresentazione , dove vi troverete immersi in uno spaccato di vita quotidiana al tempo dei Messapi, offrendo al visitatore una emozionante visita e facendo toccare con mano gli oggetti, gli usi e i costumi di un villaggio del IV sec. a.C.. Ogni particolare è stato oggetto di studio e riproposto ricreando oggetti e ambienti: una scena di Simposio, una capanna Messapica completamente arredata con relativi suppellettili, il telaio verticale e tutto il necessario per la lavorazione del filato. In altri spazi verranno esposti e spiegati altre attività come l’utilizzo delle specie vegetali ancora esistenti in simbiosi con l’apicoltura, molto rinomata per l’epoca. Una serie di attività didattiche che vi permetteranno di vedere come venivano prodotti i filati utilizzati a quel tempo, in più il rarissimo e prestigioso bisso marino prodotto dalla Pinna Nobilis, le tinture naturali per i tessuti compresa la porpora estratta dalle murici del nostro mare. Un’altra sezione sarà dedicata alla coniazione delle monete, alla lavorazione del mosaico e dell’affresco. Per i più piccoli saranno riproposti alcuni giochi in voga in quel periodo e lezioni di scrittura Messapica su tavolette cerate. Si potrà anche assistere ad una rappresentazione di un rituale funerario a cui i Messapi davano molta importanza. Alcune dimostrazioni di combattimento saranno eseguite a cura dell’associazione I Cavalieri de li Terre Tarantine, con gli opliti tarantini, nemici dei Messapi per un lungo periodo. La stessa associazione proporrà la danza pirica, una ricca e assortita esposizione di armature in uso in quel periodo. Inoltre sarà possibile gustare i piatti della dieta della civiltà messapica a cura dell’Osteria dei mercanti di Manduria. Tutto questo e molto altro vi aspetta a Manduria, l’ingresso è libero, non mancate! Con il Patrocinio del Comune di Manduria Assessorato alla Cultura e la collaborazione de I Cavalieri de li Terre Tarantine di Taranto. Media partner ufficiale La Voce di Manduria Un viaggio nel tempo alla scoperta della quotidianità dei Messapi e degli scambi commerciali e culturali con i Greci. Archeologia e cucina, make-up, riti, artigianato, lezioni di tiro con l’arco, laboratori didattici di apicoltura, tessitura, conio, mosaico, affresco, frombole, igiene personale. La ricostruzione fedele di una capanna messapica interamente arredata e funzionale. Scene di combattimento, esposizione di armature e armi e tanto, tanto ancora. Fino ad oggi li avete potuti solo immaginare, il 25 e il 26 luglio avrete la possibilità di vederli dal vivo, di toccare con mano la fedele ricostruzione delle loro armature, di assistere ai combattimenti, alle danze propiziatorie prima delle battaglie. (Raimondo Rodia)

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